Sono passato al lato oscuro (più o meno)

I cambiamenti raramente sono stati in grado di spaventarmi e, con una riflessione preventiva adeguata, non sono quasi mai motivo di pentimento.
Non ho mai criticato aspramente l’iPhone, anzi. Ho sempre pensato fosse un ottimo telefono e il mio essere un androidiano convinto non ha modificato questa opinione: essere un fanboy non fa parte delle mie prerogative.
Quel che mi ha trattenuto, fino a qualche giorno fa [questa era una bozza di giugno, non fateci caso], era semplicemente ciò che credevo di aver bisogno.

Sarà l’età che avanza, sarà il mondo che cambia, ma ormai ho visto più volte me cambiare idea su o modo di vedere una data cosa. La cosa non mi stupisce più. Sto invecchiando, anche se una cosa del genere detta da un ventenne forse non fa il migliore degli effetti.

Tornando ad iPhone: la convinzione dell’androidiano medio è che sia un dispositivo limitato e che sia un qualcosa di esageramente costoso. Limitato? Un po’. Costoso? Anche. Sottolineo un po’, e non troppo, perché comunque ormai il suo prezzo non si allontana poi così tanto da quelli della concorrenza. Perché comunque fatico a credere che ci siano limitazioni così pesanti da tenere lontani i poweruser.

Client SSH? Check. RDP? Check. VPN? Check. VNC? Check. Spotify? Check. Office? Check. GApps? Check.

Sarò un utente atipico, ma a questo punto io ho tutto ciò che mi serve. Non mando file via bluetooth da mesi, non uso i widget da anni, non cambio mai lo sfondo, non uso l’OTG ne le SD. A chi importa della customizzazione quando accendi il tuo telefono e puoi usarlo senza perdere mezz’ora a decidere se un’icona è meglio su questa pagina o quell’altra?

Un piccolo prezzo da pagare per avere a che fare con una piattaforma nettamente più semplice, con una qualità media delle app e del software in generale più alta (e dei prezzi anche, meh..). La libertà non è sempre tutto, considerato che messa in mano agli sviluppatori può si produrre cose bellissime, ma anche cose aberranti qualora questi fossero dei cani incompetenti. Ad esempio, una app su iPhone non può rimanere aperta in background più di tot secondi se non ha un buon motivo (es. navigatore gps o player musicale), stroncando di fatto tutti i problemi generanti da un abuso di tale sistema che su android è più che frequente (wakelocks). Di esempi simili ve ne sono a bizzeffe, ma di fatto, nella maggior parte dei casi, più che vere e proprie limitazioni sono modi di costringere i programmatori a fare qualcosa di efficiente. (Un eccezione è il fatto che il sottosistema delle notifiche su iOS è accessibile solo dai dispositivi BT4LE, mentre dalle app no, o l’assenza di API NFC). E se proprio c’è un dettaglio che vi sta stretto, c’è sempre il jailbreak ad aprirvi un mondo nuovo di possibilità.

Ciò che gli androidiani sembrano dimenticare è che android non è tutta questa perfezione, alla fin fine: per sua natura è un sistema operativo pesante, che fa un uso blando del codice nativo in un settore in cui l’efficienza è tutto, pieno di porcherie inutili che Google e i vari produttori gli rifilano a forza e a cui, neanche loro, senza root, possono mettervi una pezza. Si, una pezza. Perché di quel blob informe che ormai è diventato il pacchetto Google Play Services, avido di batteria e risorse, non possono sbarazzarvisi, pena tramutare il loro gioiellino in un fermacarte che telefona e poco più.

Il senso di questo post è semplicemente “date spazio alle diversità”, sperimentate senza pregiudizi, cercate sempre un’altra via perché l’unica che avete tra le mani molto spesso è tutt’altro che la migliore. Fatelo sempre, anche se questo vi porta ad essere considerati “malvagi” (cit).

1 commento su “Sono passato al lato oscuro (più o meno)”

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