Dream Code

Coniato nel 2014, “Dream Code” è il nome sotto il quale firmo i miei lavori pubblici. Non mi sono mai trovato a mio agio a firmare qualcosa col mio vero nome, per qualsivoglia motivo. Nel corso degli anni, fin dagli albori della mia attività su internet nel lontano 2007 (dove sono nato già è tanto che passino gli autobus, figuriamoci una connessione ad internet nel 2007 che non canticchi) ho sempre preferito utilizzare un nome diverso.

Dream Code nasce dopo una breve sessione di “fissa il muro blu della tua stanza”. Stavo li fermo, quando un messaggio del mio amico Dò spunta sul cellulare. Quel Dò il cui vecchio nickname iniziava proprio per “dream”. Quel Dò che inconsapevolmente ha prestato una parte di “sé”.

Dopo aver avuto una passata e fallita avventura, nonché amicizia, sul play store sotto un altro nome, dal 2012 al 2013, ho semplicemente deciso di riprovarci. Ammetto che i lavori pre-DC, per svariati motivi, si sono rivelati un fiasco, ed è per quello che ho aspettato un anno prima di rimettere al “servizio pubblico” le mie capacità.

Un cambiamento nello status quo semplicemente ha dato nuova linfa alla mia voglia di creare: l’arrivo degli smartwatch. Per qualche motivo questi piccoli giocattolini mi hanno rimesso la voglia di tentare la fortuna. Fortuna che, con un po’ di pazienza ed attesa, alla fine è arrivata.

Ma ripartiamo con ordine: Ho sempre visto l’informatica come un mezzo, e non come un fine. Il fine, all’inizio, era smettere di tirar fuori il telefono dalla tasca ogni due secondi. Il mezzo? uno smartwatch! Ebbene, ecco che venne fuori il conto senza l’oste. Entusiasta, decido di farmi un regalo per il mio compleanno in quel dì del 2013: un Pebble. Lo attendo con ansia, e appena arriva lo metto al polso. Fantastico. Ma c’è un ma: non è perfetto. Ecco che arriva l’oste a bacchettarmi: il fine, mi dice, non è più quello. Ora è migliorare ciò che hai; adattarlo a te.

Ed è così che nasce Rich Notification for Pebble: un software utile, funzionale, che ovviava alle enormi pecche del sistema di notifica messo in piedi da Pebble Inc, ma con un’interfaccia così brutta ed essenziale da vergognarmi quasi di consegnarlo al mondo. Un giorno qualcuno mi disse: perché non lo vendi? potrebbe servire anche ad altri.

All’inizio ignorai quel consiglio. Poi, qualche giorno dopo, mi decisi: RNP meritava un pubblico. Quello fu l’inizio di tutto.

Abituato al ricordo di misere vendite, quasi non credo ai miei occhi leggendo le statistiche. Ed è così che continuo: aggiornamenti, nuove app, e finalmente un nuovo orologio.

Spostarmi ad Android Wear è stato traumatico. Un altro mondo, completamente diverso, nel bene e nel male. Le esigenze cambiano, ed essendo una persona che non ama parlicchiare col proprio polso in pubblico, proprio non mi capacitavo dell’assenza di un sistema di messaggistica tradizionale, tramite touch screen. Ecco l’ennesimo fine, ma il mezzo?

Il mezzo è Wear Messenger. Come tutte le altre app, anche questa nasce per una esigenza personale. Questa specifica esigenza, però, sembra proprio sia condivisa da un bel po’ di noi smartwatchari. Ammetto che come per RNP, anche per WM ho avuto degli scrupoli a pubblicarla. Anche in questo caso l’interfaccia era qualcosa di inguardabile, e la mia preferenza verso le shell di sicuro non aiutava. Col tempo, e man mano che la user base cresceva, la mia coscienza mi ha imposto di migliorare e di rendere WM quel piccolo pezzo d’arte che è oggi (parole non mie).

Grazie a questa avventura, e alle conoscenze acquisite nella vita e nello studio, il mio modo di vedere ciò che creo è decisamente cambiato: Ci tengo a fare ciò che faccio nel migliore dei modi, sempre.

Trovate il portale dedicato a Dream Code qui.